lunedì 31 maggio 2010

tira una brutta aria nelle ore del passeggio. Provo un profondo disagio vedere i ragazzi in riga, quattro, o tre alla volta, che si muovono con passo frenetico avanti e indietro, percorrendo a testa bassa, nervosamente quel misero e spoglio cortile, opaco, grigio. Senza un filo d'erba. L'unico pezzo di creato è uno scorcio di cielo quadrato.
Vietato attraversare il piccolo fazzoletto di cemento. Nel codice carcerario è uno sgarro. Intralciare vuol dire dar fuoco alle polveri e quando scatta la lite anche chi si astiene finisce a brandelli. Ai bordi, con le spalle appoggiate al muro ci sono i maghrebini, vestiti malconci.
Mi ritrovo a partire da capo con un gruppo di nuovi detenuti. Qualcuno, passato in giudicato è stato trasferito, qualcun altro è ai domiciliari. A quelli che hanno scontato auguro di non svendere l'anima nel grande magazzino del mondo, perchè il diavolo è abilissimo a fare affari con la merce d'occasione...