domenica 17 ottobre 2010
la parola scelta in questa fase di incontri in carcere è fiducia. Ma scivola via come l'acqua su un vetro liscio quando piove.
......Viene nominata spesso anche la libertà.
La libertà è adesione al destino, siamo liberi quando siamo realizzati....
Che succede quando la tua libertà mi fa obiezione? che mi incontro oppure mi scontro col limite...qualche volta doloroso come una frattura sanguinante
......Viene nominata spesso anche la libertà.
La libertà è adesione al destino, siamo liberi quando siamo realizzati....
Che succede quando la tua libertà mi fa obiezione? che mi incontro oppure mi scontro col limite...qualche volta doloroso come una frattura sanguinante
una riflessione limitata alla sola ricerca scientifica, senza ricerca interiore diventa esercizio di calcolo e nullapiù. E la mia ricerca interiore necessita la capacità di spostarsi da sé. Un continuo pellegrinaggio interiore, l’atto di uscire da se stessi, che mi è impossibile se non lo compio innanzitutto geograficamente, col mio corpo, passo dopo passo, con l’incertezza del non ritorno alla posizione originaria. Per questo cammino nel mondo e non sto solo gobba sui libri.
venerdì 15 ottobre 2010
altro incontro in carcere. Anche ieri all'inizio tirava una brutta aria. Ancora un formidabile attacco isterico di esasperazione del mio detenuto antico, per condanne e per età. La cosa buona è che nessuno ha riso. Finalmente un momento carico di tensione è stato accolto per quello che era. Quello sfogo, urlato e zuppo di dolore è stato rispettato. In silenzio.
Ho il titolo di criminologa, ma non faccio la criminologa quando sono in prigione.
In teoria entro in carcere per tenere lezioni di catechismo, ma non interessano a nessuno. Il Dio che hanno in mente è una figura astratta, con la barba bianca, lontanissima nel cielo. Un'onnipotente che per loro non fa niente. Lascia fare. Lascia che tutto accada. Non si fa sentire. Non salva. E sulla scia di queste convinzioni pensare a un Dio così inutile li fa arrabbiare moltissimo. Se qualcuno accenna alla Chiesa o al Vaticano c'è chi va in bestia.
Quasi ogni volta che mettono dentro qualcuno di nuovo e che fa la "domandina" per entrare nella nostra piccola comunità metto in chiaro che non faccio opera di proselitismo e nessuno uscirà di lì con risposte preconfezionate. Anzi si tenta proprio di fare opera di spacchettamento di tutto ciò che di preconfezionato ci arriva, soprattutto le risposte che uccidono la domanda. Quello che lì accade è imparare a farsi domande e a praticare l'arte della pazienza cercando le risposte.
Ho il titolo di criminologa, ma non faccio la criminologa quando sono in prigione.
In teoria entro in carcere per tenere lezioni di catechismo, ma non interessano a nessuno. Il Dio che hanno in mente è una figura astratta, con la barba bianca, lontanissima nel cielo. Un'onnipotente che per loro non fa niente. Lascia fare. Lascia che tutto accada. Non si fa sentire. Non salva. E sulla scia di queste convinzioni pensare a un Dio così inutile li fa arrabbiare moltissimo. Se qualcuno accenna alla Chiesa o al Vaticano c'è chi va in bestia.
Quasi ogni volta che mettono dentro qualcuno di nuovo e che fa la "domandina" per entrare nella nostra piccola comunità metto in chiaro che non faccio opera di proselitismo e nessuno uscirà di lì con risposte preconfezionate. Anzi si tenta proprio di fare opera di spacchettamento di tutto ciò che di preconfezionato ci arriva, soprattutto le risposte che uccidono la domanda. Quello che lì accade è imparare a farsi domande e a praticare l'arte della pazienza cercando le risposte.
divieto di cittadinanza
nazionalizzazione del razzismo e privatizzazione della solidarietà: sintesi della faccenda del popolo zingaro. E alcuni di coloro che inneggiano allo sgombero rivendicavano le radici cristiane della costituzione europea...
una cittadinanza sofferente implica una non saggezza e siccome siamo tutti cittadini siamo tutti COMUNQUE implicati. L'insecuritas di alcuni può diventare di tutti. INSECURITAS possiede in sè il concetto di NON CURA. Occorre una narrazione sociale diversa, oso dire ECOSOFICA, fondata sulla consapevolezza che tutti noi, i nostri pensieri, la nostra Vita non è concepibile al di fuori dei rapporti organici che legano tutti gli esseri viventi della Terra in un tutt'uno indissolubilmente interconnesso.
mercoledì 13 ottobre 2010
chiamare le cose col loro nome
prima la povertà è stata trasformata in reato
poi gli atti di solidarietà in favoreggiamento della clandestinità e ora la politica sta inventando le bombe per la pace.
In futuro la storia chiamerà noi, silenti assenzienti, complici di crimini contro l'umanità.
poi gli atti di solidarietà in favoreggiamento della clandestinità e ora la politica sta inventando le bombe per la pace.
In futuro la storia chiamerà noi, silenti assenzienti, complici di crimini contro l'umanità.
dall' India si può prendere spunto per meditare circa i Valori che ci fanno vivere pienamente la nostra umanità: Satya, Dharma, Prema, Shanti, Ahimsa ossia la Verità, l'Equanimità, l'Amore, la Pace e la Non-violenza. Anche Sul senso del Dharma in chiave Advaita. Senza troppe altre chiacchiere. Parole già frequentate, sdrucite avrebbero bisogno di un rammendino altrimenti meglio dismetterle del tutto
domenica 10 ottobre 2010
due lupi
mi sembra che sul sentiero della narrazione autobiografica i miei ragazzi mi seguano. Anzi si fanno seguire, visto che io taccio, e chiudo la fila mettendomi in ascolto. Mettono a disposizione, via via in modo più spontaneo i loro pensieri, attingendo ad un repertorio di modi di essere di sé nel tempo e nello spazio e ridisegnando gradualmente il proprio senso del loro posto nel mondo.Mi interessa che lavorino nella direzione di una costruzione e ri-costruzione sempre più sincera dei frammenti delle loro storie personali che si sentono di condividere con i presenti. L'attaccamento al vittimismo a volte si mostra con tutto il suo peso. Per indurre una riflessione circa il fatto che è in mano di ciascuno di noi la possibilità di non indugiare nelle nostre debolezze, mi è venuta in mente una storiella dei Cherokee a cui la mia anima di antropologa attinge quando a marcare male sono io.
Un anziano nonno indiano disse a suo nipote, giunto da lui arrabbiato con un amico, poiché questi gli aveva fatto un torto:
“Permettimi di raccontarti una storia. Anch'io, a volte, ho provato un forte odio per coloro che prendono così tanto, senza preoccuparsi per ciò che fanno. Ma l’odio contamina te e non nuoce al tuo nemico. È come avvelenarsi e desiderare che il tuo nemico muoia. Ho lottato molte volte contro questi sentimenti".
Il nonno prosegue nel racconto:
"È come se dentro di me ci fossero due lupi; uno è buono, e non fa male a nessuno. Vive in armonia con tutto ciò che c’è intorno a lui e non si offende, quando gli si rivolge un’offesa. Egli combatterà soltanto quando sarà giusto farlo, e nel modo giusto. Risparmia tutte le sue energie per la giusta lotta.
Ma l’altro lupo…
È zuppo d’odio. Anche le minuzie lo fanno imbestialire. Combatte contro chiunque, ogni momento, per nessun motivo. Non riesce a pensare, perché la sua collera e il suo odio sono smisurati. La sua è una rabbia disperata, perché non è in grado di cambiare nulla. A volte è difficile vivere con questi due lupi dentro di me, perché entrambi cercano di dominare il mio spirito”.
Il ragazzo guardò intensamente negli occhi suo nonno, e chiese: “Quale dei due vince, nonno?”.
Il nonno sorrise, e disse: “Quello a cui dò da mangiare”.
Un anziano nonno indiano disse a suo nipote, giunto da lui arrabbiato con un amico, poiché questi gli aveva fatto un torto:
“Permettimi di raccontarti una storia. Anch'io, a volte, ho provato un forte odio per coloro che prendono così tanto, senza preoccuparsi per ciò che fanno. Ma l’odio contamina te e non nuoce al tuo nemico. È come avvelenarsi e desiderare che il tuo nemico muoia. Ho lottato molte volte contro questi sentimenti".
Il nonno prosegue nel racconto:
"È come se dentro di me ci fossero due lupi; uno è buono, e non fa male a nessuno. Vive in armonia con tutto ciò che c’è intorno a lui e non si offende, quando gli si rivolge un’offesa. Egli combatterà soltanto quando sarà giusto farlo, e nel modo giusto. Risparmia tutte le sue energie per la giusta lotta.
Ma l’altro lupo…
È zuppo d’odio. Anche le minuzie lo fanno imbestialire. Combatte contro chiunque, ogni momento, per nessun motivo. Non riesce a pensare, perché la sua collera e il suo odio sono smisurati. La sua è una rabbia disperata, perché non è in grado di cambiare nulla. A volte è difficile vivere con questi due lupi dentro di me, perché entrambi cercano di dominare il mio spirito”.
Il ragazzo guardò intensamente negli occhi suo nonno, e chiese: “Quale dei due vince, nonno?”.
Il nonno sorrise, e disse: “Quello a cui dò da mangiare”.
venerdì 8 ottobre 2010
i miei figli frequentano ancora la scuola dell'obbligo. Sono cresciuti con la tv decisamente calmierata.Praticamente nulla fino agli otto anni e poi gradualmente resa accessibile, per vedere programmi scelti e, in genere, insieme. Non si sentono tagliati fuori dal mondo. Che la tv sia spenta è semplicemente una cosa normale. E di modi creativi di vivere il loro tempo ne hanno via via sperimentati. Così come di tanto in tanto sperimentano la noia.
In questi due giorni sono stata fuori più a lungo del solito per impegni di lavoro. Tra noi c'era l'accordo che avrebbero potuto accendere la tv per godersi un programma divertente che ogni tanto ci intrattiene verso l'ora della merenda. Facendo zapping qualche minuto prima dell'inizio sono incappati nella ricostruzione del retroscena di un delitto drammatico che va per la maggiore in questi giorni. Dopo aver guardato l'introduzione del fattaccio hanno spento la tele. Hanno dato per scontato che, visto che era successa una cosa tanto grave, non avrebbe potuto esserci nessuna trasmissione "leggera". E senza altre verifiche, con tanta compassione per una bambina poco più grande di loro e tanto più sfortunata, hanno spento la tv.
In questi due giorni sono stata fuori più a lungo del solito per impegni di lavoro. Tra noi c'era l'accordo che avrebbero potuto accendere la tv per godersi un programma divertente che ogni tanto ci intrattiene verso l'ora della merenda. Facendo zapping qualche minuto prima dell'inizio sono incappati nella ricostruzione del retroscena di un delitto drammatico che va per la maggiore in questi giorni. Dopo aver guardato l'introduzione del fattaccio hanno spento la tele. Hanno dato per scontato che, visto che era successa una cosa tanto grave, non avrebbe potuto esserci nessuna trasmissione "leggera". E senza altre verifiche, con tanta compassione per una bambina poco più grande di loro e tanto più sfortunata, hanno spento la tv.
lunedì 4 ottobre 2010
...........ieri: incontro in carcere. Il gruppo era in formato ridotto. 11 uomini. Si dialoga meglio in pochi. O meglio: si dialoga.
Diversi sono recidivi. Giovanissimi e recidivi. Vecchi e recidivi. C'è stato chi, ieri, ha quasi dato fuori di matto: è da trent'anni che fa il pellegrino da una cella all'altra e non ce la fa più. Così si sta autoconvincendo con storie di incredibili fortune da godere quando uscirà. Non è assurdo. Cova una rabbia micidiale in questa prigione. Tutto è angusto. Tranne il tempo dilatato a dismisura nell'inerzia più incolore. Stavo sistemando le sedie mentre aspettavo che le guardie chiamassero i miei ragazzi e per primo è comparso un uomo recluso al secondo piano. "Ha scelto lei di lavorare qui?" "Ho scelto di entrare come volontaria""Nemmeno se mi pagassero oro entrerei. E' un brutto posto, come fa?" "Vero. Ma c'è bella gente". Vero. C'è bella gente, la maggior parte della quale non se lo immagina neppure. E non si dà chances. Bivaccare nel tempo morto fa male al corpo, fa male all'anima.Per sopravvivere le strategie preferite sono quelle per non pensare. Quando siamo insieme il poco tempo che abbiamo lo facciamo a pezzi, ammazziamo il tempo sviscerando di tutto. E' un tempo emozionale, intimo, infimo. Nessuno è obbligato a stare, a dire, a dirsi. Siamo tutti sulla stessa barca. Senza capitani.Le gerarchie da subire sono già troppe...
Ciascuno, ondivagando, ri(n)traccia le proprie possibili rotte
Diversi sono recidivi. Giovanissimi e recidivi. Vecchi e recidivi. C'è stato chi, ieri, ha quasi dato fuori di matto: è da trent'anni che fa il pellegrino da una cella all'altra e non ce la fa più. Così si sta autoconvincendo con storie di incredibili fortune da godere quando uscirà. Non è assurdo. Cova una rabbia micidiale in questa prigione. Tutto è angusto. Tranne il tempo dilatato a dismisura nell'inerzia più incolore. Stavo sistemando le sedie mentre aspettavo che le guardie chiamassero i miei ragazzi e per primo è comparso un uomo recluso al secondo piano. "Ha scelto lei di lavorare qui?" "Ho scelto di entrare come volontaria""Nemmeno se mi pagassero oro entrerei. E' un brutto posto, come fa?" "Vero. Ma c'è bella gente". Vero. C'è bella gente, la maggior parte della quale non se lo immagina neppure. E non si dà chances. Bivaccare nel tempo morto fa male al corpo, fa male all'anima.Per sopravvivere le strategie preferite sono quelle per non pensare. Quando siamo insieme il poco tempo che abbiamo lo facciamo a pezzi, ammazziamo il tempo sviscerando di tutto. E' un tempo emozionale, intimo, infimo. Nessuno è obbligato a stare, a dire, a dirsi. Siamo tutti sulla stessa barca. Senza capitani.Le gerarchie da subire sono già troppe...
Ciascuno, ondivagando, ri(n)traccia le proprie possibili rotte
domenica 3 ottobre 2010
L'ENERGIA SEGUE IL PENSIERO
due elementi costitutivi dell'essere umano sono la parola e l'azione.Quello che facciamo è identificato dalla parola che riracconta l'avvenuto. Ripercorrere le proprie azioni in termini narrativi può essere d'aiuto ad operare una ridefinizione creativa e vitale e rintracciare in modo più consapevole il senso che vogliamo dare alle nostre opere. In carcere si parte sempre con una rapida ricognizione sull'andamento della settimana. Da lì pesco sempre una parola chiave collegata con quella scelta la settimana prima e la rilancio per dare il via ad un gioco di riverbero. Le riflessioni si sprigionano e per cerchi concentrici sempre più vicini al nucleo si va in profondità. E' un processo lento e paziente... e attraverso l'ascolto e i racconti biografici i miei ragazzi fanno esperienza del prendersi cura di sè...
Alla fine di ogni incontro sul mio taccuino appunto a mo' d'impronta i vocaboli che mi pare stiano segnando una traccia
Alla fine di ogni incontro sul mio taccuino appunto a mo' d'impronta i vocaboli che mi pare stiano segnando una traccia
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