...........ieri: incontro in carcere. Il gruppo era in formato ridotto. 11 uomini. Si dialoga meglio in pochi. O meglio: si dialoga.
Diversi sono recidivi. Giovanissimi e recidivi. Vecchi e recidivi. C'è stato chi, ieri, ha quasi dato fuori di matto: è da trent'anni che fa il pellegrino da una cella all'altra e non ce la fa più. Così si sta autoconvincendo con storie di incredibili fortune da godere quando uscirà. Non è assurdo. Cova una rabbia micidiale in questa prigione. Tutto è angusto. Tranne il tempo dilatato a dismisura nell'inerzia più incolore. Stavo sistemando le sedie mentre aspettavo che le guardie chiamassero i miei ragazzi e per primo è comparso un uomo recluso al secondo piano. "Ha scelto lei di lavorare qui?" "Ho scelto di entrare come volontaria""Nemmeno se mi pagassero oro entrerei. E' un brutto posto, come fa?" "Vero. Ma c'è bella gente". Vero. C'è bella gente, la maggior parte della quale non se lo immagina neppure. E non si dà chances. Bivaccare nel tempo morto fa male al corpo, fa male all'anima.Per sopravvivere le strategie preferite sono quelle per non pensare. Quando siamo insieme il poco tempo che abbiamo lo facciamo a pezzi, ammazziamo il tempo sviscerando di tutto. E' un tempo emozionale, intimo, infimo. Nessuno è obbligato a stare, a dire, a dirsi. Siamo tutti sulla stessa barca. Senza capitani.Le gerarchie da subire sono già troppe...
Ciascuno, ondivagando, ri(n)traccia le proprie possibili rotte
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