martedì 31 maggio 2011

ho l’impressione che lo spirito di orizzontalità che avrebbe dovuto ispirare la crescita dell’associazione con cui collaboro sia più un’enunciazione di principio che una pratica. Nell’ultimo anno m’è parso di vedere che dalla gestione delle relazioni con l'esterno traspaia una certa confusione tra potere e servizio. Per essere chiari: che i rappresentanti formali si riservino aree di relazioni che riguardano l'associazione senza condividerle con tutti i suoi membri attivi trovo che non risponda affatto alla vocazione “cooperative” che mi ha fatto scegliere di partecipare come socio fondatore. Una dimensione “competitive” non mi appartiene.

lunedì 30 maggio 2011

“- A te non ti piace NIENTE di quello che succede. Quando disse così mi fece sentire ancora più depresso. - Ma sì che mi piace! Sì che mi piace! Naturale che mi piace. Non dire così. Perchè diavolo dici così? - Perchè non ti piace. Non ti piace nessuna scuola. Non ti piacciono un milione di cose. NON ti piace. - Invece sì! Qui hai torto, è proprio qui che hai torto! Perchè diavolo devi dire così?- dissi. Ragazzi, quanto mi deprimeva. - Perchè non ti piace, - disse. - Dinne una. [...] - Sai cosa mi piacerebbe fare? - dissi. - Sai cosa mi piacerebbe fare? Se potessi fare quell'accidenti che mi gira, voglio dire. - Cosa? - Sai quella canzone che fa "Se scendi tra i campi di segale, e ti prende al volo qualcuno"? Io vorrei... - Dice "Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno", - disse la vecchia Phoebe. - È una poesia. Di Robert Burns. [...] - Credevo dicesse "E prendi al volo qualcuno", - dissi. - Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell'immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c'è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull'orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere dal dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l'acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l'unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia”. ((Tratto da "Il giovane Holden" ).

sabato 28 maggio 2011

Stallo. Con un po' di arrabbiatura che per ora non passa.
Due colleghi, uno in modo molto meno consapevole dell'altro, hanno agito per la terza volta in modo assai scorretto. Hanno ottenuto un effetto contrario al desiderato, tuttavia l'immagine di un gruppo intero ne ha risentito. Nessuno, a parte me, sa i termini di questa malefatta. Io ora, mio malgrado, so una cosa che loro due non sanno che io so: che me ne faccio in coscienza di questa scienza? come trasformare in maestro il conflitto? c'è la possibilità di convertire questo piombo in oro? Spero in un'illuminazione...perchè il piombo,ora come ora,lo userei per piombare la situazione intera in una cassa,seppellirla e non pensarci più.

lunedì 2 maggio 2011

E ora me ne torno a Tavertet a respirare lo spirito di Panikkar :ho bisogno che il suo silenzio si incontri col mio perché affiorino nuove parole nella mia ricerca.