venerdì 15 ottobre 2010

altro incontro in carcere. Anche ieri all'inizio tirava una brutta aria. Ancora un formidabile attacco isterico di esasperazione del mio detenuto antico, per condanne e per età. La cosa buona è che nessuno ha riso. Finalmente un momento carico di tensione è stato accolto per quello che era. Quello sfogo, urlato e zuppo di dolore è stato rispettato. In silenzio.
Ho il titolo di criminologa, ma non faccio la criminologa quando sono in prigione.
In teoria entro in carcere per tenere lezioni di catechismo, ma non interessano a nessuno. Il Dio che hanno in mente è una figura astratta, con la barba bianca, lontanissima nel cielo. Un'onnipotente che per loro non fa niente. Lascia fare. Lascia che tutto accada. Non si fa sentire. Non salva. E sulla scia di queste convinzioni pensare a un Dio così inutile li fa arrabbiare moltissimo. Se qualcuno accenna alla Chiesa o al Vaticano c'è chi va in bestia.
Quasi ogni volta che mettono dentro qualcuno di nuovo e che fa la "domandina" per entrare nella nostra piccola comunità metto in chiaro che non faccio opera di proselitismo e nessuno uscirà di lì con risposte preconfezionate. Anzi si tenta proprio di fare opera di spacchettamento di tutto ciò che di preconfezionato ci arriva, soprattutto le risposte che uccidono la domanda. Quello che lì accade è imparare a farsi domande e a praticare l'arte della pazienza cercando le risposte.

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