domenica 13 novembre 2011

chi è disonesto?

Ripensando alle mie esperienze in qualità di volontaria guardo all'opera di umanità e all'operazione di umanesimo culturale messo in atto da una donna coraggiosa che è stata direttrice di un carcere molto più a misura d'uomo di tutti gli altri che ho avuto la ventura di visitare e che ora ha scelto di dedicarsi ad altro. La sua applicazione onesta dell'ordinamento penitenziario ha aiutato tante persone a corregggersi e a non ricascare nella lusinga del soldo facile e del delinquere. Le statistiche sulle recidive parlano abbastanza chiaro. Eppure invece di guardare a quell'esperienza con fiducia, per ispirarsi ad un modello virtuoso, gli operatori di altre carceri si irritano astiosamente solo a ricordarne il nome. Come si fa a pensare di gestire una casa circondariale se non si presenzia? Nelle carceri ci sono i disonesti, ma che onestà è disapplicare la legge e la Costituzione? Nelle carceri è costante la violazione dei principi basilari del rispetto della dignità umana. Non perchè i detenuti vengano picchiati, per fortuna non mi è mai capitato di accorgermi di atti del genere... Ma le forme di violenza e di sopruso possono essere moltissime e molto sottili. Di sicuro c'è un problema di risorse, ma questo problema sembra essere un alibi che fa comodo a molti operatori penitenziari. Credo di non aver mai incontrato tanti mestieranti concentrati in una sola realtà, come nei penitenziari. E la mancanza di uno sguardo umano e dell'adeguata preparazione che non può ridursi a pura procedura è concausa di tanta della rabbia e del vittimismo che le persone dietro alle sbarre covano e che una volta esaurita la pena si trasforma in pericolosità sociale.

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