venerdì 11 novembre 2011

come abbiamo fatto a trasformare la morte in un fatto individuale?

Giuridicizzare la morte mette a proprio agio? Spettatrice di una vivace tavola rotonda su temi bioetici ad una tavola rotonda sono affiorati in me interrogativi, ricordi, pensieri. L'esperienza va interrogata e ripercorsa. Da giurista mi pare di poter dire che il diritto comincia dove finisce l'amore. I temi forti della bioetica sono vita e morte, niente di più indissolubilmente legato all'amore. Nasciamo alla vita come dono d'amore e ci congediamo nell'affetto dei nostri cari. Prima di tornare polvere, di ridurci a nulla siamo quasi nulla e in quel quasi a pensarci bene c'è il tutto. Un tutto non quantitativo. Un tutto che è un'essenza. Un irriducile. Mi colpisce al cuore sentire parlare in termini di vita che deve essere degna di essere vissuta. Il mito della bellezza, dell'autosufficienza, dell'efficienza avrebbe potuto portare qualcuno a vedere in mio padre, in mia nonna persone in uno stato di diminutio. A me hanno aperto una prospettiva sul mondo. Prendersi cura non è una dissipazione di energie, è una dimensione dell'anima. Il dolore fa toccare velocemente il limite, ma lo scandalo del limite porta ad essere veri. Porta ad essere umani... e il vero...umano... è abitato dal limite. Il contrario dell'esperienza della felicità non è il limite, lo è l'insignificanza. Siglare in anticipo e a freddo contratti sulla propria morte senza incontrarla temo sdogani un linguaggio idoneo a orientare una mentalità e costumi, a formare un io sociale, una coscienza collettiva che va a premere sull'io individuale. Il testamento biologico è manifestazione di una irrelazione che reca in sè un carico di tragicità enorme...è una blindatura in una gabbia monadica..mentre la morte come la vita è sempre stato un fatto relazionale...denso d'amore.

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