martedì 3 luglio 2012

travolta da un insolito destino tra i grigi banchi della scuola

secondo step: gita pastorale nelle scuole cittadine e dintorni( 6 + 5!!) e richiesta di un colloquio con i docenti di lettere e materie scientifiche. La fauna è la più varia. Sarà la crisi, economica, di prestigio, di età, oppure l'afa estiva ma, tolta una preside che mi è parsa la persona giusta al posto giusto, gli altri, tutti gli altri insegnanti non trasudavano una goccia di amore per il loro lavoro. Fiacchezza, delusione, arie incarognite, disilluse. Sto brancolando nella nebbia e non so che decisione prendere... La preside si è distinta perché è l'unica a non essere partita con un monologo lasciandomi parlare per prima, giusto per spiegare le mie difficoltà... c'è una differenza abissale di approccio tra la scuola pubblica e quella privata. Trovo desolante che a pagamento la disponibilità di cercare una via ci sia mentre in ambito pubblico l'atteggiamento sia liquidatorio. L'implicito pare essere " per quello che ci pagano dobbiamo sbatterci per un alunno solo? Se davvero è così intelligente che lo dimostri, il resto è lazzaronaggine". Ringrazio il Cielo di fare un lavoro per vocazione e non per mestiere. Per due anni l'università per cui lavoro non aveva soldi per pagare tutti i ricercatori, ho tenuto duro e, rinunciando a qualcosa, sono rimasta. Senza prendermela con gli studenti...anzi! sono rimasta proprio per la fertilità della relazione con loro... La scuola è decotta perchè sul fuoco c'è lo stesso stufato da troppo tempo, che ormai è sfatto, indigesto, immangiabile e la classe docente è per lo più in burn out. Come fanno i ragazzi ad amare lo studio?

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