martedì 21 febbraio 2012

LA VITA IN UN CONTATTO

Ieri accesa riunione a scuola sul tema dell'educazione, dello studio e dell'uso della tecnologia. Ero l'unica su più di trecento genitori che ha fatto la scelta di non offrire ai propri figli tutto quel che passa la tecnologia. Sarà che da sempre, fin da quando ero bambina, mi sono posta la questione di quale fosse il modo migliore per vivere più intensamente, per fare esperienza del mio tempo. Amavo due cose in particolare, e una persona: suonare il pianoforte, camminare camminare e camminare in montagna e passare il tempo con il mio amatissimo nonno, appassionato de musica e di cime. Mi chiedevo se suonare, al chiuso, tante ore a discapito delle ore passate nel mondo in mezzo alla natura non fosse una dissipazione di vita. Forse lo era ma anche il richiamo della musica era irresistibile e lo assecondavo. Nati i miei figli avevo chiaro che desideravo vederli crescere e accompagnarli nella vita. Difficilmente nei primi 10 anni della loro vita sono stati intrattenuti dalla Tv. Giocavamo, si passeggiava, correvamo al parco, facevamo giardinaggio, poi c'era la pittura, la cucina dove paciugare, i racconti, le coccole e tante altre cose normali... Non avevo una strategia educativa iconoclasta particolare. Ci piaceva se possibile stare insieme, fare cose insieme. Mi accorsi col tempo che non avere l'abitudine della tv aveva delle ricadute notabili. Per esempio alla prima festicciola dell'asilo alle pareti c'erano i disegni dei bambini, rappresentavano due soggetti preferenziali: o un mostriciattolo spigoloso giallo e nero o delle specie di barbapapa' verde acido, rosa shocking, viola e giallo sole con il volto sorridente. Si trattava di Pokemon e di Teletubbies. Esempio di duopolio della fantasia dei bambini. I disegni dei miei due bambini erano esplosioni di altro genere di scarabocchi, fiori, bambini, il nostro Terranova, le pentole... Ebbi l'immediata impressione che l'istinto mi aveva fatto buon gioco e cominciai a riflettere sul fatto che avrei dovuto porre attenzione alle occasioni di potenziali occupazioni della mente dei miei bambini. Parte della serata di ieri è stata dedicata a demonizzare Facebook, internet e videogiochi. Da genitori che, a me pare, siano i pusher in prima linea di questi strumenti. Mah! Ho sentito dire che la tecnologia è neutra e che va posta attenzione al'uso che se ne fa. Io non la penso così. Non è affatto neutra: facilita alcune cose e ne complica altre. Provoca un'alterazione, un cambiamento. Dire che è neutra mi sa di frase fatta che porta la riflessione fuori strada... Io uso abbastanza internet, e molto il computer per lavorare, studiare e quando non c'è possibilità di incontrare chi mi interessa anche per comunicare. Ma le possibilità sconfinate che offre mi sembrano il suo limite e, soprattutto, non appagano il mio desiderio di infinito che necessita di incontrare il particolare, l'unicità dell'incontro personale.

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