venerdì 3 febbraio 2012
pensieri e ripensamenti
La mia posizione in una delle due carceri dove presto servizio volontario è invisibile. Non entro con un articolo, che so...il 17, o simili, entro "nella tasca" del cappellano. Questo comporta che quando il cappellano non c'è spesso l'ora di lavoro è boicottata dal personale penitenziario che con scuse varie tra un cancello e l'altro mi fa aspettare decine di minuti. Ho pensato che se il decreto svuotacarceri manda a casa i miei ragazzi lascio l'attività di qui e intensifico quella milanese. Ieri c'è stato l'incontro del mio progetto "sprigionarsi" e una serie di uomini che potrebbero uscire mancano di una casa dove andare. O perchè senza famiglia o perchè la famiglia ha esaurito le occasioni da offrire. Un po' brutalmente ( cosa che non mi è consueta affatto...ma ieri è venuta da sè) ho interpellato il cappellano per sapere se davvero non ci sono possibilità di cavare fuori da questa tomba per sepolti vivi sta gente. Certe volte emerge una fragilità formidabile, certe volte scatta un'empatia e un desiderio di confidenza che mette tutti noi a nudo sui nostri veri bisogni. V ha un livello raso terra delle barriere immunitarie e da tre mesi è tormentato dalla candida. Il medico del carcere non provvede e di settimana in settimana la micosi avanza. Perchè è così difficile dare una mano?
Il comune ha delle case che ha lasciato decadere e ora sono molto conciate. Vorrei provare a chiederle per gli ex detenuti che non hanno riparo... Il fatto che siano diroccate mi pare una risorsa sotto un certo punto di vista. Mi vengono in mente due cose: Francesco che riceve mandato di "Riparare la Sua casa" e lo spirito di gruppo meraviglioso che si crea tra lui, Masseo, Elia, Leone e gli altri amici di Assisi e il fatto che nella nostra città ci sono almeno quattro grandi imprese edili a cui chiedere un contributo in materiali...
I ragazzi finalmente sprigionati lavorerebbero ad un progetto, che li coinvolge in un FARE per loro stessi e per chi verrà, e la città sarebbe chiamata a contribuire dando un supporto. Mi rendo conto della difficoltà di far girare in armonia e con costanza questo progetto nella speranza di riuscire a far decollare una forma di autogestione ispirata alla reciprocità dell'aiuto, ma perchè non tentare?
L'altra opzione può essere ottenere dal comune il bene e assicurare il passaggio di proprietà dopo 15 anni dalla ristrutturazione, necessaria a rendere abitabile per gli ex detenuti l'immobile, che deve restare in comodato per i tre lustri. Poi chi ha investito nei lavori lo può riscattare...
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